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giovedì 13 settembre 2012

Post segnaletico: pordenonelegge 2012


In questi giorni la mia città è letteralmente tappezzata di locandine dallo sfondo nero sul quale spiccano enormi papere gialle.

Questa migrazione di volatili gonfiabili è il sintomo più evidente del fatto che tra pochi giorni pordenonelegge  2012 aprirà i battenti. 
Il Festival friulano del libro si terrà appunto a Pordenone tra il 19 e il 23 settembre.

Scorrendo le pagine del sito web mi sono soffermata sull’introduzione-invito, in stile volutamente low-profile, nel quale i curatori dichiarano apertamente di non voler tirare in ballo la crisi (economica, della cultura, della lettura):

“Ci limitiamo a invitare a Pordenone, per il festival pordenonelegge - Festa del Libro con gli Autori - tutte le persone che pensano ancora che il dialogo sia preferibile all’esclusione, che l’apertura alla conoscenza sia necessaria per fare delle scelte, che incontrarsi, soprattutto, ritrovarsi in una piazza grande quanto quella piccola città che è Pordenone, sia già un modo di condividere una passione e, forse, un atteggiamento nei confronti del mondo.”

Oltre alle decine di incontri con scrittori, giornalisti e autori, i motivi per cui penso proprio che farò un salto a Pordenone fra un paio di weekend sono essenzialmente quattro:
1. L’elenco infinito di laboratori e letture, soprattutto per bambini e ragazzi, e la speciale "maratona" dedicata alla Divina Commedia.

2. Il ricco programma di eventi paralleli, tra cui la mostra fotografica sui Patrimoni Unesco in Giappone da scoprire attraverso gli scatti del fotografo Kazuyoshi Miyoshi. 

3. L’elegante strizzatina d’occhio che il Festival ha fatto a teatro e cinema: reading, recital e reality writing (sorpresa!) in ambientazioni suggestive.

4. La meschina constatazione che Pordenone dista solo un centinaio di kilometri … e con la benzina a più di 1,80 euro al litro, non è cosa da sottovalutare ;-) 

martedì 1 novembre 2011

Perchè si scrive ... secondo Baricco

Per chi, come me, odia mangiare pasti che si sono raffreddati ed interpreta i programmi televisivi serali come un sottofondo monotono alla cena, il fatto di indugiare davanti ad un piatto di pasta fumante per ascoltare il monologo di uno scrittore alla TV dovrebbe rappresentare una condotta più unica che rara. Ma non impossibile, ed infatti è successo sabato sera durante la puntata di Che tempo che fa.
Ospite di Fazio, Alessandro Baricco ha presentato un suo intervento sul tema della scrittura.
Alessandro Baricco: c'è chi lo ama e chi lo odia, chi lo trova sottile, etereo, profondo e chi invece lo accusa d'essere retorico, vanaglorioso, pieno di sé (per rendersene conto è sufficiente leggere qualche recensione ai suoi libri su Anobii)
In questo caso trovo molto giusto distinguere il Baricco-scrittore dal Baricco-"divulgatore", perchè guardare questo video con gli occhi ofuscati dal pregiudizio, senza assaporarne la bellezza, sarebbe un vero peccato.
Del suo intervento riporto solo la conclusione, che mi ha decisamente stregato perchè sintetizza alla perfezione cosa si nasconde dietro ad verbo semplice come SCRIVERE.

Leggiamo libri perché ci cambiano la vita.
Leggiamo libri perché ci conducono alla verità.
Leggiamo libri perché impariamo un sacco di cose.
Leggiamo libri perché ci troviamo i nostri sentimenti.
Ma scriviamo libri, ogni tanto, con un'altra idea.
Scriviamo libri e quel che facciamo è: scegliere tra quanto di più raro c'è nell'universo e di più caro c'è nel nostro animo.

martedì 4 ottobre 2011

La lettura è un arte

“Un romanzo è una strada a due sensi, animata da due talenti: una strada in cui il compito che si richiede alle due parti è, alla fin fine, lo stesso.
Leggere, quando si fa con la lanterna propria, è difficile e appassionante quanto scrivere.
Sia chi scrive sia chi legge, pur intravedendo il fallimento, cerca la rivelazione certa di ciò che siamo, la rivelazione esatta della propria coscienza personale, e anche di quella dell’altro.”

Leggere è arte, è ricerca, è il tentativo di comprendere un mondo differente, di avvicinarsi ad un linguaggio lontano da quello al quale ci hanno assuefatto TV e internet, è la necessità di ritrovare il proprio io nell’esperienza universale.

Lo sostiene lo scrittore spagnolo Enrique Vila-Matas, durante la lectio magistralis tenuta domenica scorsa a Torino.
Lo sperimentiamo noi lettori, ogni volta che ci avviciniamo alla pagina scritta con mente aperta, intelligenza e spirito critico.

P.S.: Enrique Vila-Matas  è il vincitore del premio dedicato a Mario Lattes - sezione “La Quercia”. L’autore spagnolo è stato scelto all’unanimità dalla Giuria Tecnica per la sua opera letteraria ed in particolare per il romanzo "Bartleby e compagnia" (Feltrinelli, 2002).

giovedì 23 settembre 2010

GOD SAVE THE QUEEN

Ammetto di avere una malsana abitudine: quando leggo un libro e non ho a disposizione una matita (il 90% dei casi), indico le pagine che mi sono piaciute con una piccola piega del margine superiore.
Nella mia personalissima classifica dei libri più spiegazzati “La sovrana lettrice” di Alan Bennett (ed. Adelphi – 2007), stravince su tutti: finito in meno di 48 ore con ben 22 pieghe su 95 pagine totali!
Il libro è un concentrato di impressioni e riflessioni, nelle quali l’amante della lettura non può fare a meno di ritrovarsi, ma nelle ultime venti pagine la protagonista fa “il salto di qualità” reinventandosi scrittrice:
 Scoprì tuttavia che, quando scriveva qualcosa, anche se era solo un appunto, era felice come lo era stata leggendo. Ancora una volta si rese conto che leggere non le bastava più. Un lettore non è molto diverso da un spettatore, mentre scrivere per lei era agire, e agire era il suo dovere.”
Bennett riesce, in poche semplici ma illuminate righe, a dare voce al legame indissolubile tra lettura e scrittura, a spiegare il motivo per cui le sagge maestre raccomandavano con apprensione ai nostri genitori di spingerci a leggere, affinché, non solo evitassimo quegli errori di ortografia segnati tre volte con la penna rossa, ma con il tempo riuscissimo a trarre piacere dall’esprimerci attraverso la scrittura.
Davanti al classico foglio bianco, sia esso cartaceo o elettronico, mi sento un po’ apprendista stregone alle prese con un’alchimia fatta di parole, linguaggi, media e grafica, spaventa un po’ ma è così affascinante!
Si sentiranno così anche scrittori, autori, blogger?