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venerdì 20 settembre 2013

Mi sono presa una pausa ...

Ebbene si, sapevo che questo momento prima o poi sarebbe arrivato ... e il mio primo post da questo punto di vista era stato molto lungimirante, quasi profetico:
"Al momento ho qualche asso nella manica (interessante? Chi lo sa!), ma se tra un mese o due dovesse venir meno l’ispirazione … allora penso che farò quello che tutti fanno quando sono in difficoltà, tornano alle origini, nel mio caso: leggere, leggere, leggere."

Oltre che dalla lettura, le mie celluline grigie sono state impegnate in tante altre esperienze, interessi e qualche "impegno inderogabile". 
L'importante comunque è non stare mai, mai, mai fermi!!! 
Ci si rivede, a presto! XXX

giovedì 20 giugno 2013

Il post che tutti vorremmo scrivere ... prima o poi

Festeggiare il decimo compleanno da blogger con più di 2000 post all'attivo è un sogno che, per me, scribacchina dell'ultima ora prestata alla blogosfera, probabilmente resterà solo un'utopia. Se poi a fianco alla grande quantità di contributi, mettiamo una sostanziosa esperienza, qualità ed approfondimenti, allora passiamo con un balzo ad un altro livello, quello delle grandi firme della scrittura.

Luisa Carrada, il 13 giugno, ha spento dieci candeline sulla torta di compleanno del  suo "Mestiere di Scrivere" e per festeggiare ieri ci ha regalato un post pieno di energia, che si legge tutto d'un fiato. 
In "dieci anni e sei giorni" ripercorre motivazioni, evoluzioni, interessi paralleli, professionali e personali, che fanno del suo blog uno dei più seguiti da chi della scrittura ha fatto un lavoro, ma anche una passione.

MdS è sempre fonte di grande ispirazione per molti altri blogger, professionisti, e "manovali della scrittura", un po' come me. Il suo punto di forza sta sicuramente nel non risparmiarsi. Tanto, di ciò che molti pseudo-esperti dal braccino corto tengono gelosamente celato, viene  qui generosamente condiviso, per essere fruito, commentato e divulgato liberamente.

Il perché di questo fluire ininterrotto di post, Luisa Carrada lo spiega così. E noi non possiamo che darle ragione: 

"Puoi leggere mille libri pratici e ispiratori, ma impari davvero solo quando hai unicamente le tue parole per raccontare il tuo mestiere agli altri. Scrivere un post mi ha aiutata a mettere a fuoco un problema, a dare forma a quella che era solo un’intuizione. Analizzare un testo che mi piaceva mi ha allenata nello smontaggio e rimontaggio, perché un testo è una macchinetta comunicativa con grandi e piccoli ingranaggi, che deve funzionare come un orologio."

Sei anni di pillole giornaliere del "Mestriere di Scrivere" mi hanno educato alla semplicità, mi hanno fatto conoscere tanti altri ottimi maestri, ma soprattutto mi hanno insegnato ad allenare i polpastrelli allo smontaggio e rimontaggio delle frasi ed ad addomesticare l'orecchio alla musicalità dei testi.

Tanti auguri dunque e lunga vita a MdS e un consiglio: seguitelo, seguitelo, seguitelo!

giovedì 31 gennaio 2013

Tra libri e scatti

Riprendere a scrivere sul blog dopo così tanto tempo è come ricominciare a fare jogging dopo un inverno di immobilità forzata; si cerca di rimettersi in forma gradualmente, iniziando con una camminata veloce ma decisa, per continuare poi con una corsetta leggera.
E questo è più o meno quello che farò anch’io; ricomincio da due semplici segnalazioni, che da un po’ volevo pubblicare (grrr … dannato tempo che passa!).

La prima riguarda una bella iniziativa de La Feltrinelli.itUn libro in una foto”: si chiede ai lettori social di descrivere attraverso uno scatto il libro del cuore e di pubblicarlo attraverso il proprio profilo Twitter o Instagram attraverso l’hashtag #Feltrigram, interpretando titolo e contenuti in maniera creativa e divertente.
Devo dire che forse il successo di questa campagna non è stato quello sperato (vedi il numero di tweet). 
Possibili cause: promozione carente, complessità dell’operazione (scegli libro – scatta foto – pubblica con hashtag), scarsa affinità lettore – social media? Resta il fatto che alcune delle immagini pubblicate sono davvero originali.

Restando in tema di binomi libri/foto, dopo qualche mese di silenziosa frequenza,   sento l’obbligo di segnalare un blog, che rappresenta, per la sottoscritta, una vera affinità elettiva : Cartaresistente (libri di carta).
Per stessa ammissione dell’autore il progetto tende alla “protezione di una specie in via di estinzione: i libri, ma anche delle persone che li apprezzano chiamati lettori”.
I post scorrono semplici e veloci tra copertine immortalate, biblioteche private, foto rubate, volumi in viaggio, ma anche micro-storie e riflessioni, che ci svelano il personalissimo rapporto che intercorre tra il mondo di Cartaresistente e la lettura.
Vi consiglio di andarlo a visitare: è più facile gustarlo che spiegarlo!   

giovedì 20 settembre 2012

Due anni nella blogosfera


Dodici mesi e sedici post in più: ecco il ritratto di Words on Air, giunto al suo secondo compleanno.

Per il resto nulla è cambiato, tranne la tagline, ora forse un po’ più “azzeccata”: “Esercizi di stile di un azzeccagarbugli impenitente tra carta e web”, un’evoluzione che mi è sembrata appropriata, visto che la corsa ad ostacoli tra burocratese, plain language e P.A. è ormai diventata una costante.

Per festeggiare il secondo compleanno di WOA pochi giorni gli ho fatto ben tre regali molto “social” e per la sottoscritta tre web-esperimenti: 
1. Una pagina Facebook, attivata pochi giorni fa (che a qualcuno sembra piacere … così “sulla fiducia”). 
2. Qualche board su Pinterest, di cui una dedicata all’insana passione per le Six Words Stories
3. Uno scaffale su aNobii con relativa nutrita lista dei desideri.

Nel frattempo, proprio come succede ad un bambino di due anni, il mio blog ha cominciato ad instaurare le prime “amicizie”: la lista dei blogger che seguo si allunga sempre di più, ciò significa che più mi addentro in questo mondo più trovo mentori o compagni di viaggio, che attraverso le loro parole mi offrono ispirazione, consigli, emozioni, spunti di riflessione e molto altro ancora.

Ringrazio dunque chi in questi due anni, più o meno consapevolmente, mi ha aiutata, commentata, bacchettata, consigliata e supportata.
Grazie a tutti voi!


martedì 22 novembre 2011

Scrivere con buon senso

Lo Scrittore di Buon Senso” è un piccolo (non) manuale dedicato ai novelli narratori che la scrittrice e blogger Chiara Prezzavento (per fan e cinguettatori @laClarina) ha pubblicato per celebrare il terzo compleanno  del suo blog.

Il sottotitolo “Un cotillon per il terzo compleanno di Senza Errori di Stumpa”non deve però trarre in inganno. Al termine “cotillon” viene spesso attribuita una natura frivola e superficiale. Non è questo il caso: si tratta infatti di una guida, ricca di suggerimenti tecnici e stilistici, molto ben congeniata.
I testi sono disinvolti e snelli, tanti esempi, tratti soprattutto dalla letteratura inglese, arricchiscono le spiegazioni, non mancano consigli pratici, trucchi del mestiere, un’appendice dedicata agli strumenti informatici di scrittura e una buona dose di ironia, che rende la lettura molto piacevole.

Il riferimento al “buon senso” (l’uso del quale mia nonna propina sempre come soluzione ultima a qualsiasi problema e che ermeticamente definisce “un po’ di quel che si dice”) mi è subito piaciuto e da seguace della disciplina matriarcale non ho potuto fare a meno di applicarne un po’ a questa lettura, per questo ho cercato di spremere virtualmente le 47 pagine scaricabili dal blog, traendone cinque consigli che desidero ardentemente mettere in pratica:  

1. Nulla die sine linea
Citando Plinio il Vecchio, Chiara Prezzavento sottolinea l’importanza del quotidiano confronto con penna o tastiera; l’allenamento alla scrittura aiuta a migliorare lo stile e “abitua a pensare in termini traducibili per iscritto”. Nel perseguire questo scopo è altrettanto fondamentale fissare degli obiettivi ragionevoli, ovvero scrivere  qualcosa per cui sia veramente possibile trovare il tempo. L’autrice suggerisce un semplice esercizio: il timed writing: scrivere a ruota libera su argomenti assolutamente casuali per un tempo predefinito (per esempio 10 minuti), senza preoccuparsi dell’editing.

2.  Specifico è meglio
Si tratta del corollario al teorema del “Show, Don't Tell”: indispensabile per il teatro, perfetto per la narrativa ma applicabile a qualsiasi testo scritto; per attrarre l’attenzione del lettore è necessario inserire pochi dettagli ma ben scelti. Le aziende che si propongono come “leader nel mercato di riferimento” sono centinaia, ma chi sta cercando un partner affidabile probabilmente sceglierà quella che mette in mostra i propri risultati (fatturato, dipendenti, diffusione internazionale, etc…).

3. Quando trovi un aggettivo, ammazzalo (Mark Twain)
Quante volte ci siamo sentiti ripetere che le descrizioni condite con aggettivi ed avverbi di poca sostanza sono inutili? Quella di Mark Twain e di molti writing teacher non è un’indiscriminata crociata contro questi elementi in particolare, ma semplicemente un invito a scegliere con attenzione gli aggettivi e gli avverbi che meglio si adattano al testo, evitando i generici “bello, buono, grande, importante, etc…”.

4.  Cattive abitudini 1: editare mentre si scrive
Nella mia personale esperienza questo è il suggerimento più difficile da mettere in pratica; scrivo tre righe, e poi inevitabilmente l’occhio scorre sul testo ed ecco che scatta la correzione. La scrittura e la rilettura dovrebbero essere due momenti separati nella stesura di un testo, soprattutto perché la revisione costituisce un blocco mentale alla creatività.

5.  Cattive abitudini 2: scrivere con il computer connesso ad internet
Soprattutto quando è in corso il cosiddetto “blocco creativo” accedere alla casella di posta elettronica, ai social network, giocare on-line o semplicemente vagare senza meta nella rete, può diventare assolutamente deleterio. Giustificare la propria distrazione con la ricerca dell’ispirazione perduta? C’ho provato qualche volta, ma no, non è credibile.

Lo Scrittore di Buon Senso” mi è proprio piaciuto, ed in particolare ho apprezzato come il senso della  condivisione e l’invito alla discussione propositiva siano stati traslati direttamente dal blog a questo freebie. Faccio dunque mio l’invito introduttivo di Chiara Prezzavento:
“Se condividete – oppure se non condividete affatto, ma siete disposti a sentire anche questa campana – benvenuti e onwards!”

martedì 11 ottobre 2011

C’era una volta una bella newsletter

Se è vero che ogni giorno nel web circolano quasi 190 miliardi di e-mail, mi piacerebbe tanto sapere quante fra queste contengono newsletter.
Non c’è sito o blog aziendale ormai che non abbia la sua area di registrazione dedicata, purtroppo però, non sempre le newsletter rispecchiano le aspettative degli iscritti. Vuoi per la grafica non curata, vuoi per i contenuti “pesantissimi” o composti di sole immagini (vedi Trenitalia – Cartafreccia), vuoi per le tematiche scarsamente accattivanti (vedi UltimEnel: novità istituzionali sull’azienda ma nulla di concretamente interessante per il cliente) o per la tempistica inappropriata. In questi casi lo spazio che intercorre tra l’apertura dell’e-mail e un click sul tasto “elimina” è infinitesimale.
A volte ho l’impressione che la newsletter sia colpita dallo stesso eccesso di presenzialismo che attanaglia il mondo dei social network, ovvero così come: “se non hai una pagina Facebook, Twitter e Linkedin non sei nessuno”, così “se non hai una newsletter non sei una vera azienda/ente/blogger”.
E’altrettanto vero però che le belle sorprese solitamente arrivano non dai soliti noti, ma da realtà che potremmo definire “di nicchia”.
Un esempio?
Eulab Consulting, società romana di specializzata in consulenza IT, ricerche di mercato e formazione. La loro newsletter presenta diversi punti di forza:
- Breve: quattro leggerissime pagine in pdf scaricabili dal sito e quindi sempre disponibili.
- Specializzata ma non elitaria: E’ diretta ad un target ben selezionato, ma presenta contenuti accessibili a chiunque sia interessato alle materie trattate.
- Originale nel lay-out: ogni uscita tratta uno specifico argomento, diviso in tre percorsi, rappresentati graficamente da tre diverse linee della metropolitana, che a loro volta si snodano lungo fermate/parole-chiave. Nessuna immagine a colori, tranne i loghi, solo smile e clip-art molto immediati.
- Sommari a bordo pagina: a sinistra (e quindi nell’area in assoluto più letta – Nielsen docet) vengono riassunti i contenuti principali dell’articolo e le possibili soluzioni da adottare.
Sicuramente a fronte di tanti “pro”, si possono riscontrare anche dei “contro”. Per esempio il testo dell’e-mail che accompagna il link alla newsletter: non è personalizzato (si apre con un generico “Gentile collega”) e presenta un tono formale e distaccato.
Altri buoni esempi, best practice? Postatele qui sotto!

martedì 20 settembre 2011

Buon compleanno WORDS ON AIR!

Prende contatto con gli altri, riesce a stare in piedi da solo appoggiandosi ad un supporto e comincia ad elaborare le prime sillabe, questo è quello che fa un bambino di un anno.
Ed è quello che più o meno fa anche Words On Air, che oggi spegne la sua prima candelina nella blogosfera.

Quest'anno di post mi ha insegnato molto, molto più di quanto potessi immaginare.
Ho imparato che l'interazione è la chiave di tutto e che il lavoro di editing non finisce mai (mi ritrovo ancora a correggere refusi sfuggiti nei primi interventi).
Ho imparato che per cominciare è necessario trovare delle guide, dei mentori e accettare sempre i loro consigli, ma piano piano si deve lasciare la tranquillità di un stabile supporto ed avventurarsi sulle proprie gambe incerte.
Ho imparato che scrivere è faticoso, soprattutto quando le frasi sembrano fatte di trame e orditi impossibili da districare, ma è anche liberatorio e rassicurante quando scopri che il tuo testo ha finalmente capo e coda.
Ovviamente il mio è solo un balbettare inconcludente, un cercare di attirare l'attenzione su un nonnulla.
Resto in questa palestra però, ad esercitare cervello, creatività e polpastrelli!
Grazie a tutti!

martedì 13 settembre 2011

Buon commento a tutti!

Come resistere ad un breve elenco di consigli che promette di migliorare/incrementare/perfezionare il tuo business o la tua vita?
Gli anglosassoni in questo campo sono dei veri campioni; dall’editoria tradizionale ai social media sono sempre stati i più innovativi nel proporre l’easy way per raggiungere qualsiasi risultato. Il tempo dei manuali di dimensioni bibliche sembra ormai morto e sepolto; al loro posto elenchi sintetici, esaustivi e chiari, magari corredati di video su Youtube, fanno bella mostra di sé sul web, promettendo di insegnarti qualsiasi cosa: dal preparare la valigia perfetta al convincere il cliente più riluttante.
7 Tips to Increase Your Blog Comments rappresenta un buon esempio di quello che potremmo chiamare: il potere dell’elenco numerato.
Ma se la curiosità e un titolo accattivante mi fanno inesorabilmente cadere in tentazione davanti ad una lista di suggerimenti, posso confermare che, le linee guida per migliorare l’interazione all’interno dei blog (aziendali o personali che siano) elaborate da Charlene Kingston, docente esperta di social media, sono poche, concise ed interessanti.
Eccole:
1.       Controlla le impostazioni relative ai commenti nel tuo blog
Se nessuno lascia commenti ai tuoi post forse la colpa non è dei contenuti, ma delle difficoltà che l’utente trova nel condividere la sua opinione. La regola è: rendi la vita semplice ai lettori e difficilissima (meglio se impossibile) agli spammers (grazie per esempio all’opzione “verifica-parole”).
2.       Chiedi ai lettori un’opinione
Ovviamente un banale “posta il tuo commento” raramente funziona, meglio riprendere i contenuti del post e porre domande attinenti.
3.       Scrivi una comment-policy
Bastano poche e semplici regole per mantenere un clima sereno e corretto all’interno dell’area dedicata ai commenti. Tutto dipende dagli obiettivi e dalla sensibilità dell’azienda o del blogger: Come ti poni nei confronti delle critiche? Accetti che gli utenti promuovano la loro attività all’interno del tuo blog? Accetti commenti con un linguaggio “colorito”? Gli errori di grammatica e di sintassi vengono corretti in fase di moderazione?
4.       Fornisci istruzioni su come lasciare commenti
Se esiste una comment-policy o se semplicemente i commenti vengono rivisti è giusto che chi si appresta a lasciare un commento lo sappia. Per sentirsi al suo agio all’interno del blog l’utente deve condividerne le regole. Inserire un link o una breve spiegazione vicino al bottone “invia commento” può essere un’ottima soluzione.
5.       Rispondi sempre ai commenti
Una risposta appropriata può far proseguire la conversazione e quindi creare nuove relazioni. Per sapere subito quando qualcuno ha lasciato un commento nel tuo blog, richiedi un’e-mail di notifica.
6.       Metti a proprio agio chi lascia un commento
La scelta del tono e delle parole con le quali si risponde ad un commento può fare la differenza tra l’aver acquisito un nuovo utente o averlo perso per sempre.
Una particolare attenzione va posta nei confronti dei commenti che enfatizzano opinioni divergenti, accettare una critica o una posizione contrastante fa parte del gioco. Ricordiamoci che non tutti quelli che postano commenti negativi sono troll, è importante che chi gestisce il blog sia in grado di distinguere tra un disturbatore e un utente attivo.
7.       Crea una comunità attraverso le tue risposte
Chi frequenta il tuo blog e lascia un commento lo fa per scelta, questa scelta deve essere premiata con l’attenzione e il riguardo che qualsiasi utente merita.
Rispondere ai commenti in modo costruttivo e propositivo è il modo migliore per costruire una vera community. Si tratta di un’abilità che si può migliorare studiando le risposte di blogger professionisti, ma anche chiedendo a propri lettori un’opinione sul proprio modo di gestire i commenti.
Allora cosa ne pensi?
Hai postato dei commenti in blog in cui ti sei sentito il benvenuto o al contrario non sei stato affatto considerato? Queste sette regole ricalcano il modo con cui gestisci i commenti nel tuo blog? Hai altri consigli?
Racconta la tua esperienza!

Now it’s your turn!

P.S.: Per gli amanti degli elenchi d’autore the Morgan Library & Museum di New York ha dedicato un’intera mostra alle liste quotidiane, pratiche, amorose, testuali, illustrate di artisti e scrittori. Per chi invece è alla ricerca di liste contemporanee, c’è l’ Huffington Post: in una schermata ho contato link a ben sette elenchi diversi!

venerdì 12 agosto 2011

Un'estate fa ...

Un'estate fa ... catalogavo il materiale che mi sarebbe servito per i primi post di questo blog, scattavo improbabili fotografie durante le trasferte vacanziere, scribacchiavo su Moleskine sbrindellati o, in mancanza, sul retro delle ricevute, buttavo giù cartelle di word con idee e titoli alla rinfusa (metà delle quali poi non ho nemmeno usato), e come sempre, leggevo, leggevo, leggevo di tutto. 

Quella che mi aspetta è un'estate di "non-vacanza", ma se per caso riuscirò a fuggire verso la mia isola di pace nel bel mezzo delle Dolomiti, ho già pronto uno zaino pieno di libri per quei piacevolissimi pomeriggi di pioggia, the caldo e torte ai frutti di bosco.

Ci si rilegge a settembre.
Buona estate a tutti!

lunedì 30 maggio 2011

La indignación corre sul web

El Pais parla di “potenza della diffusione di un messaggio attraverso le reti sociali”, mentre El Periodico de Catalunya non esita a definire internet non solo un semplice strumento, ma quasi l’essenza stessa della mobilitazione degli indignados.
Agli occhi del mondo probabilmente la mobilitazione di Puerta de Sol sarà apparsa l’iniziativa spontanea ed estemporanea di un gruppo giovani spagnoli, o almeno così molti media l’hanno raccontata, ma il corteo del 15 maggio è stato il frutto di un lavoro attento e responsabile durato più di tre mesi, sviluppatosi principalmente via web, come spiega Olmo Gàlvez, attivista del movimento Democracia Real Ya: “le informazioni vengono aggiornate costantemente, le idee si uniscono, in maniera caotica magari, ma il tutto funziona, dà risultati.”
(tratto da Internazionale - "Sette giorni a Puerta de Sol", Joseba Elola, El País, Spagna)
Tutto è cominciato nel dicembre 2010 sulle pagine di Facebook grazie a Fabio Gàndara, avvocato ventiseienne tra i fondatori di D.R.Y., uno dei principali movimenti che hanno dato vita alla protesta di piazza, poi è arrivato il blog Juventud en Acciòn, e all’inizio del 2011 gli indignados sono sbarcati su Twitter, contenitore di slogan ma anche veicolo di appelli alla partecipazione e informazioni logistiche in massimo 140 battute. E se all’inizio tutto girava attorno a #spanishrevolution, in breve sono nati decine di altri hashtag: #acampadasol, #tomalaplaza, #democraciareal, #juventudsin, etc…. Ora anche su Youtube  si possono trovare centinaia di video che raccontano la protesta, le motivazioni e le aspirazioni dei giovani spagnoli. Del resto ormai le organizzazioni che aderiscono a D.R.Y. sono più di 500, e nella rete c’è spazio per tutti.
Non è certo la prima volta che il web si mette al servizio di manifestazioni di dissenso popolare; la primavera araba da questo punto di vista ci insegnato che un collettivo organizzato on-line può aprire la strada ad azioni concrete e coraggiose.
Ma se è vero che nessun movimento giovanile pacifico, dal flower-power anti-Vietnam al ’68 parigino,  è mai riuscito a destabilizzare in maniera definitiva i grandi poteri economici o politici, è altrettanto certo che la protesta islandese nata tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 ha portato alla caduta del Governo e  ad elezioni anticipate. Per questo ora gli indignados scesi in piazza gridano "Da grandi vogliamo essere islandesi!".
La protesta di piazza potrà anche attenuarsi od evolversi, ma sicuramente non si arresteranno gli appelli lanciati attraverso blog e social network. Democracia Real Ya continuerà a far viaggiare nella rete la sua voglia di cambiamento … del resto cosa c’è di più democratico della rete (almeno per ora)?

venerdì 1 ottobre 2010

L’identità del blogger

Nell’ottobre del 2008, la rivista di settore Wired! sembrava aver decretato il definitivo decesso dei blog, sconsigliandone l’apertura:  “Thinking about launching your own blog? Here’s some friendly advice: Don’t.”, che tradotto suona più o meno così: “Stai pensando di aprire un tuo blog? Ascolta un consiglio da amico: non lo fare”.
La morte dei blog, nella teoria dei catastrofisti, è una conseguenza diretta dell’avvento dei social network, molti blogger sembravano essere “passati al nemico”; al “cosa stai pensando” di Facebook e/o al cinguettio di Twitter, snobbando definitivamente il loro primo amore.
Leggendo questi annunci un po’ inquietanti, pensavo, a conferma delle carenze già esposte nel post di lunedì scorso, che il tempismo non sembra proprio essere la mia qualità migliore; apro il mio blog personale meno di un mese fa, e scopro che l’intero sistema, secondo alcuni, è agonizzante.

Poi grazie al post di Luisa Caradda, il Giardino dei Blog, sono venuta a conoscenza dell’esistenza del BlogFest 2010 (l’anno prossimo ci devo proprio andare!) nonché dell’inappuntabile intervento, a margine dell’evento di Riva del Garda, postato da Massimo Mantellini, nel quale non solo si profetizza la rinascita del blog, ma si tessono le lodi di questo strumento di informazione e condivisione, avente il grande pregio di dare spazi e tempi giusti al pensiero.

A questo punto  il mio morale sarebbe stato già sufficiente ristabilito, ma il salto di qualità è arrivato grazie al “Temino in 600 battute” di Alessandro Di Nicola; il suo post mi ha colpito per l’immediatezza e la concretezza con le quali ha guardato il mondo dei blog, da una prospettiva per me del tutto nuova, quella della riconoscibilità:
“Cara maestra,
un tempo per sviluppare una rete di relazioni era necessario creare contenuti. Creando contenuti ed essendo letti, si era riconoscibili. Si diceva Io.
Ora le reti di relazioni si alimentano, per lo più, all’interno dei social network. Non c’è bisogno di dire Io: si è già rintracciabili come singole identità e non a causa dei contenuti che si pubblicano.
I blog rimangono per generare contenuti. Per tutti gli interessati. Atti di scrittura che sollecitano destinatari: li sollecitano ma non li presuppongono e, se li presuppongono, non li riconoscono.”

lunedì 20 settembre 2010

Sono on air

E’stata una scelta meditata; per quasi un anno ho tentennato davanti a quell’invitante bottone arancione: “CREA BLOG”, chiedendomi se avrebbe funzionato, alla fine mi sono buttata, fidandomi ciecamente di ciò che la mia “mentore virtuale” sostiene: il blog è un’ottima palestra di scrittura per trovare il proprio stile, adattandolo ad un mezzo diverso da quelli che normalmente si usano in campo professionale (lettere, brochure, web-content, presentazioni, etc…).
Al momento ho qualche asso nella manica (interessante? Chi lo sa?), ma se tra un mese o due dovesse venir meno l’ispirazione … allora penso che farò quello che tutti fanno quando sono in difficoltà, tornano alle origini, nel mio caso: leggere, leggere, leggere.
Sono infinitamente grata a Luisa Carrada e al suo mestiere di scrivere; grazie per i preziosi consigli, per gli utilissimi strumenti, per gli esempi che valgono più di mille parole, ma soprattutto grazie per aver fatto saltare in me la molla del blogger!