Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post

giovedì 20 settembre 2012

Due anni nella blogosfera


Dodici mesi e sedici post in più: ecco il ritratto di Words on Air, giunto al suo secondo compleanno.

Per il resto nulla è cambiato, tranne la tagline, ora forse un po’ più “azzeccata”: “Esercizi di stile di un azzeccagarbugli impenitente tra carta e web”, un’evoluzione che mi è sembrata appropriata, visto che la corsa ad ostacoli tra burocratese, plain language e P.A. è ormai diventata una costante.

Per festeggiare il secondo compleanno di WOA pochi giorni gli ho fatto ben tre regali molto “social” e per la sottoscritta tre web-esperimenti: 
1. Una pagina Facebook, attivata pochi giorni fa (che a qualcuno sembra piacere … così “sulla fiducia”). 
2. Qualche board su Pinterest, di cui una dedicata all’insana passione per le Six Words Stories
3. Uno scaffale su aNobii con relativa nutrita lista dei desideri.

Nel frattempo, proprio come succede ad un bambino di due anni, il mio blog ha cominciato ad instaurare le prime “amicizie”: la lista dei blogger che seguo si allunga sempre di più, ciò significa che più mi addentro in questo mondo più trovo mentori o compagni di viaggio, che attraverso le loro parole mi offrono ispirazione, consigli, emozioni, spunti di riflessione e molto altro ancora.

Ringrazio dunque chi in questi due anni, più o meno consapevolmente, mi ha aiutata, commentata, bacchettata, consigliata e supportata.
Grazie a tutti voi!


giovedì 11 agosto 2011

Sedotti dalla cultura

Il ritaglio della bella intervista al filosofo polacco dal nome di battesimo impronunciabile, ma assolutamente trascrivibile, Zygmunt Bauman, è rimasto a sedimentare, forse anche troppo a lungo, sulla mia scrivania.
Il titolo “La cultura oggi? Plurale, antidogmatica e seduttiva” aveva subito richiamato la mia attenzione, ma come tutte le buone letture, ho dovuto far decantare un po’ la filosofia di fondo per comprenderla (senza peraltro accettarla pienamente).

L’articolo di Flavio Alivernini apparso sull’inserto de Il Sole 24 Ore - Nòva24 - domenica 17 luglio, si apre con una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti dei libri; Bauman confessa di emozionarsi ancora nel sentire scivolare la carta tra le dita, malgrado questo però, nell’eterna contesa tra bibliofili e digitali, l’emerito ottantenne, che ammette senza vergogna di possedere un Kindle e di avere un
profilo su Facebook, si schiera a favore della terza via, ovvero l’importanza del messaggio. Il supporto su cui viene tramandata la cultura cambia con l’evolversi del genere umano; siamo passati dalla pietra al papiro, dalla carta allo schermo, ma ciò che conta è ancora, e sarà sempre, il contenuto veicolato dal mezzo.
Saggia asserzione.

Le parole di Bauman fanno riflettere però soprattutto sulla natura dell’attività intellettuale, e se da una parte il suo punto di vista entusiasma il lettore, quando afferma che la cultura ha finalmente perso la sua connotazione dogmatica per farsi più varia, pluralista e quindi più “affascinante”, dall’altra lo lascia con l’amaro in bocca nel momento in cui la paragona a qualsiasi altro bene di mercato, che nella cosiddetta società liquida da lui teorizzata, viene vissuto ed interpretato in maniera consumistica.

“Fino a poco tempo fa – dice Bauman - la cultura era una raccolta di norme, un insieme di regolamenti e dispositivi che servivano a gestire i conflitti e a conservare i modelli sociali preesistenti; era in grado di proclamare le proprie sentenze e stabilire ordini e divieti. Oggi invece, come qualsiasi altro bene immerso nel mercato, non è più una raccolta di norme ma una raccolta di offerte; non agisce più come imposizione ma, come tutti gli altri prodotti di consumo, deve indurti in tentazione affinché tu venga messo nelle condizioni di sceglierla. E’una questione di seduzione.”

mercoledì 20 luglio 2011

E tu, che fan sei?

Cosa c'è di più “social” che arrivare ad un sondaggio sulle funzionalità di Facebook attraverso Linkedin?

L’indagine in questione, condotta dalla Fondazione CUOA tra aprile e maggio di quest’anno attraverso la piattaforma on-line SurveyMonkey, esplora le dinamiche di utilizzo e le aspettative degli utenti di Facebook nei confronti delle pagine aziendali.

Cosa vogliamo dalle business pages di Facebook?
Perché clickiamo "mi piace"?
Perché rimuoviamo una pagina ?

Ho compilato il questionario, semplice ed intuitivo, lo scorso 27 maggio. La compilazione ha richiesto poco più dei due minuti preventivati, (mea culpa però), poiché ho dovuto consultare il mio profilo; non ricordavo il numero di aziende, organizzazioni no profit, iniziative mediatiche o benefiche, blogger, etc… di cui sono fan, e vi invito ad andare a verificare le vostra sezione "attività ed interessi" ... ci sono più pagine di quante credete!

Oggi è stata pubblicata l''infografica che riassume  una parte dei risultati emersi grazie alle 849 risposte ricevute (il report completo sarà disponibile in autunno). 
Pensavo di essere un utente di FB dotato di eccessivo auto-controllo, e invece scopro che tutto sommato i miei comportamenti sul social network non divergono troppo da quelli degli altri partecipanti all'indagine.

Ma perché seguiamo un’azienda, un ente, un personaggio su Facebook?
Quali vantaggi speriamo di trarre da questa “affiliazione”?
Che tipo di relazione ci lega ad un brand all’interno dei social network?

- Una relazione d’amore? Un esempio per tutti: la pagina di Nutella ( che dopo pizza e spaghetti è forse il prodotto italiano più amato al mondo) raccoglie più di 10 milioni di fan provenienti da tutte le parti del mondo, ogni post (anche il più banale) conta centinaia di commenti e di “mi piace”. L’affinità con il prodotto o il marchio crea un senso di appartenenza ad un gruppo, di condivisione di un interesse con altri utenti, e sicuramente spinge verso nuove “amicizie”.
- Una relazione d’interesse? Entrare a far parte dei fan di un prodotto o di un’azienda spesso significa poter partecipare a promozioni, usufruire di sconti, essere informati sulle offerte, poter prendere parte ad eventi dedicati, in questo modo la business page accresce la percezione di esclusività tipica del club.
- Una relazione professionale? Informazioni aggiornate e tempestive su un'azienda o su un brand possono essere utili per comprenderne meglio l’attività, il punto di vista e la filosofia. Il confronto diretto con un’organizzazione o la lettura della sua bacheca può fornire dati in genere impossibili da cogliere attraverso le pagine del sito istituzionale. Un esempio: potrei mai lavorare per un’azienda che non sa rispondere, o peggio elimina, le segnalazioni o i reclami dei suoi clienti?

venerdì 1 ottobre 2010

L’identità del blogger

Nell’ottobre del 2008, la rivista di settore Wired! sembrava aver decretato il definitivo decesso dei blog, sconsigliandone l’apertura:  “Thinking about launching your own blog? Here’s some friendly advice: Don’t.”, che tradotto suona più o meno così: “Stai pensando di aprire un tuo blog? Ascolta un consiglio da amico: non lo fare”.
La morte dei blog, nella teoria dei catastrofisti, è una conseguenza diretta dell’avvento dei social network, molti blogger sembravano essere “passati al nemico”; al “cosa stai pensando” di Facebook e/o al cinguettio di Twitter, snobbando definitivamente il loro primo amore.
Leggendo questi annunci un po’ inquietanti, pensavo, a conferma delle carenze già esposte nel post di lunedì scorso, che il tempismo non sembra proprio essere la mia qualità migliore; apro il mio blog personale meno di un mese fa, e scopro che l’intero sistema, secondo alcuni, è agonizzante.

Poi grazie al post di Luisa Caradda, il Giardino dei Blog, sono venuta a conoscenza dell’esistenza del BlogFest 2010 (l’anno prossimo ci devo proprio andare!) nonché dell’inappuntabile intervento, a margine dell’evento di Riva del Garda, postato da Massimo Mantellini, nel quale non solo si profetizza la rinascita del blog, ma si tessono le lodi di questo strumento di informazione e condivisione, avente il grande pregio di dare spazi e tempi giusti al pensiero.

A questo punto  il mio morale sarebbe stato già sufficiente ristabilito, ma il salto di qualità è arrivato grazie al “Temino in 600 battute” di Alessandro Di Nicola; il suo post mi ha colpito per l’immediatezza e la concretezza con le quali ha guardato il mondo dei blog, da una prospettiva per me del tutto nuova, quella della riconoscibilità:
“Cara maestra,
un tempo per sviluppare una rete di relazioni era necessario creare contenuti. Creando contenuti ed essendo letti, si era riconoscibili. Si diceva Io.
Ora le reti di relazioni si alimentano, per lo più, all’interno dei social network. Non c’è bisogno di dire Io: si è già rintracciabili come singole identità e non a causa dei contenuti che si pubblicano.
I blog rimangono per generare contenuti. Per tutti gli interessati. Atti di scrittura che sollecitano destinatari: li sollecitano ma non li presuppongono e, se li presuppongono, non li riconoscono.”

venerdì 24 settembre 2010

Ultimo giorno di Social Media WeeK Milan … sigh sigh! :-(

C’è voluta la Social Media Week per farmi scoprire il significato del termine “geek”. Ho spesso sentito parlare, con un tono variabile tra l’ironico e il dispregiativo, di “nerd” come di persone ossessionate dalla tecnologia, geni incompresi del web, ma a quanto pare questa nuova figura, il “geek”, affianca alla passione per l’informatica quella per i nuovi media, compresi ovviamente i social network, e così …. il “computer-dipendente” perde la sua connotazione negativa e diventa decisamente più “smart”!
Credo di aver virtualmente seguito il mondo dei “geek” durante questi cinque giorni di Social Week milanese: ho letto i loro commenti, ho visto video e foto, ho imparato cos’è un “crowdsourcing”, ho scoperto che si può partecipare ad una caccia al tesoro armati solo di smartphone, ho seguito il rapido succedersi degli eventi su facebook (almeno fino a quando il più grande social network del mondo ha deciso di prendersi una pausa!), il tutto intervallato da parecchi sospiri … purtroppo, per quanto si possa seguire un evento on-line, parteciparvi in carne e laptop è sicuramente tutta un’altra storia!
Digital art, geolocation, personal branding sono solo alcune delle materie che avrei voluto approfondire durante la rassegna milanese.
Vorrà dire che mi consolerò leggendo il libro che Mafe De Baggis ha presentato giovedì 23 settembre presso l’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele: “World Wide We – Progettare la presenza in Rete: le aziende al marketing alla collaborazione (ed. Apogeo - 2010) ... aspettando la prossima Social Media Week!