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giovedì 16 gennaio 2014

Hey, c'è nessuno? La gaffe di Groupon

Stamattina ho ricevuto questo messaggio da Groupon: 

"Hey, c'è nessuno?
Forse il tuo indirizzo non funziona... È per questo che non hai mai fatto un acquisto su Groupon, vero? Se siamo riusciti a raggiungerti, prendi al volo questa offerta! Ti regaliamo un extra sconto di 10 € sull’acquisto di un coupon del valore di almeno 30 € su Groupon.it.
Lo sconto può essere utilizzato entro il 18.01.2014 e sarà automaticamente applicato al prezzo finale al momento dell'acquisto.
Come ottenere il tuo sconto di 10 €:
Accedi o registrati a Groupon.it, scegli un deal ed acquistalo.
Assicurati di usare l'email "blabla@bla.com": l'offerta è valida solo per questo indirizzo. Se hai problemi consulta la nostra pagina Servizio Clienti."

Preciso che: 
- la mia email funziona benissimo
- i messaggi di Groupon arrivano regolarmente, all'alba di solito
- nel 2013 ho acquistato quattro deal tra le offerte di Groupon (certo, si tratta di una percentuale infinitesimale sul loro fatturato annuo, ma considerata l'invasione di siti che ricalcano la stessa idea, non mi sembra un cattivo risultato).     

Insomma è chiaro si è trattato di un errore e come tale lo archivio. 
Inoltre, come si suol dire "a caval donato non si guarda in bocca", quindi ringrazio e sicuramente se troverò un'offerta interessante sfrutterò lo sconto.


Però, pur avendo colto la finzione commerciale per cui solo il malfunzionamento della mia posta elettronica, e quindi la mancata ricezione delle offerte, avrebbe potuto impedirmi di sfruttare le occasioni proposte nelle newsletter, mi chiedo: perché usare un tono così aggressivo? "Hey, c'è nessuno?" non è un po' irritante? 
(mi fa pensare alla famosa scena di Ritorno al Futuro "Halo! Halo! C'è nessuno in casa?!")


E se poi si accorgono che ho già fatto degli acquisti ... niente sconto? ;-) 

venerdì 20 settembre 2013

Mi sono presa una pausa ...

Ebbene si, sapevo che questo momento prima o poi sarebbe arrivato ... e il mio primo post da questo punto di vista era stato molto lungimirante, quasi profetico:
"Al momento ho qualche asso nella manica (interessante? Chi lo sa!), ma se tra un mese o due dovesse venir meno l’ispirazione … allora penso che farò quello che tutti fanno quando sono in difficoltà, tornano alle origini, nel mio caso: leggere, leggere, leggere."

Oltre che dalla lettura, le mie celluline grigie sono state impegnate in tante altre esperienze, interessi e qualche "impegno inderogabile". 
L'importante comunque è non stare mai, mai, mai fermi!!! 
Ci si rivede, a presto! XXX

lunedì 25 marzo 2013

Onore alla noia (lo dice la scienza)


Lo stato di immobile attesa nella monotona hall di un hotel in un lunedì piovoso, che segue una domenica altrettanto grigia e piovosa, non può che portare l’occhio a cadere sul titolo di fondo del Corriere: “Elogio alla noia (che rende creativi)”, incuriosita scorro il quotidiano e arrivo a pagina 23, dove trovo il sottotitolo, che si conforma perfettamente al mio stato e alla sensazione che il weekend mi ha lasciato: “… quei pomeriggi che ci hanno resi creativi”.

L’inglese Teresa Belton, esperta di problemi dell'infanzia e dell'apprendimento, ha messo finalmente, numeri e statistiche alla mano, nero su bianco una delle teorie che da sempre, ma senza alcun supporto scientifico, sostengo: i bambini non devono assolutamente essere privati del tempo per annoiarsi, ovvero del dolce far niente che lascia spazio alla costruzione di castelli in aria e alle fantasie più incredibili.
La frenesia di voler impegnare all'infinito i pomeriggi e i fine-settimana di bambini e ragazzi esprime spesso la volontà dei genitori di mettersi la coscienza a posto: “mio figlio è al corso di nuoto; di lui si occupa l’istruttore”, ovvero cuore in pace fino a cena. 

Così facendo però, come sostiene nel suo bellissimo commento lo scrittore Emanuele Trevi, si toglie uno spunto importante per la  creatività di una mente in formazione: la possibilità di progettare un sogno, un ideale fantastico, un qualcosa che non sia necessariamente pre-costituito da baby-sitter, maestre, allenatori & Co, quelle che l’autore chiama appunto “sterminate miniere della noia”.

Quanti interminabili pomeriggi di disegni, storie inventate, personalissime ricostruzioni  delle favole sono preclusi a questi bambini super-impegnati dalla mattina alla sera. 
Ma Trevi va oltre, nella sua analisi, fornendoci uno spunto più profondo e inatteso, ben espresso in tre semplici righe:
“Ma se non ci annoiassimo, cosa mai avrebbe il tempo di diventare davvero importante per noi? Solo la lentezza e la mancanza di distrazioni acuiscono la sensibilità, aumentano il grado e l'intensità dell'attenzione”.

Ed è proprio di questa “metafisica noia domenicale” che la sottoscritta, adulta vaccinata, sente un po’ la mancanza … 

giovedì 20 settembre 2012

Due anni nella blogosfera


Dodici mesi e sedici post in più: ecco il ritratto di Words on Air, giunto al suo secondo compleanno.

Per il resto nulla è cambiato, tranne la tagline, ora forse un po’ più “azzeccata”: “Esercizi di stile di un azzeccagarbugli impenitente tra carta e web”, un’evoluzione che mi è sembrata appropriata, visto che la corsa ad ostacoli tra burocratese, plain language e P.A. è ormai diventata una costante.

Per festeggiare il secondo compleanno di WOA pochi giorni gli ho fatto ben tre regali molto “social” e per la sottoscritta tre web-esperimenti: 
1. Una pagina Facebook, attivata pochi giorni fa (che a qualcuno sembra piacere … così “sulla fiducia”). 
2. Qualche board su Pinterest, di cui una dedicata all’insana passione per le Six Words Stories
3. Uno scaffale su aNobii con relativa nutrita lista dei desideri.

Nel frattempo, proprio come succede ad un bambino di due anni, il mio blog ha cominciato ad instaurare le prime “amicizie”: la lista dei blogger che seguo si allunga sempre di più, ciò significa che più mi addentro in questo mondo più trovo mentori o compagni di viaggio, che attraverso le loro parole mi offrono ispirazione, consigli, emozioni, spunti di riflessione e molto altro ancora.

Ringrazio dunque chi in questi due anni, più o meno consapevolmente, mi ha aiutata, commentata, bacchettata, consigliata e supportata.
Grazie a tutti voi!


giovedì 13 settembre 2012

Post segnaletico: pordenonelegge 2012


In questi giorni la mia città è letteralmente tappezzata di locandine dallo sfondo nero sul quale spiccano enormi papere gialle.

Questa migrazione di volatili gonfiabili è il sintomo più evidente del fatto che tra pochi giorni pordenonelegge  2012 aprirà i battenti. 
Il Festival friulano del libro si terrà appunto a Pordenone tra il 19 e il 23 settembre.

Scorrendo le pagine del sito web mi sono soffermata sull’introduzione-invito, in stile volutamente low-profile, nel quale i curatori dichiarano apertamente di non voler tirare in ballo la crisi (economica, della cultura, della lettura):

“Ci limitiamo a invitare a Pordenone, per il festival pordenonelegge - Festa del Libro con gli Autori - tutte le persone che pensano ancora che il dialogo sia preferibile all’esclusione, che l’apertura alla conoscenza sia necessaria per fare delle scelte, che incontrarsi, soprattutto, ritrovarsi in una piazza grande quanto quella piccola città che è Pordenone, sia già un modo di condividere una passione e, forse, un atteggiamento nei confronti del mondo.”

Oltre alle decine di incontri con scrittori, giornalisti e autori, i motivi per cui penso proprio che farò un salto a Pordenone fra un paio di weekend sono essenzialmente quattro:
1. L’elenco infinito di laboratori e letture, soprattutto per bambini e ragazzi, e la speciale "maratona" dedicata alla Divina Commedia.

2. Il ricco programma di eventi paralleli, tra cui la mostra fotografica sui Patrimoni Unesco in Giappone da scoprire attraverso gli scatti del fotografo Kazuyoshi Miyoshi. 

3. L’elegante strizzatina d’occhio che il Festival ha fatto a teatro e cinema: reading, recital e reality writing (sorpresa!) in ambientazioni suggestive.

4. La meschina constatazione che Pordenone dista solo un centinaio di kilometri … e con la benzina a più di 1,80 euro al litro, non è cosa da sottovalutare ;-) 

venerdì 10 agosto 2012

#vogliadiferie

Quando fatichi a costruire una frase di senso compiuto.
Quando le idee sono tante ma la forza per realizzarle è prossima allo zero.
Quando per due volte di seguito scrivi "allego la presentazione" e non alleghi un bel niente.
Quando nella home dei tuoi blog preferiti campeggia la dicitura "chiuso per ferie".
Quando nella casella delle newsletter da giorni non arriva più nulla.
Quando perfino il rumore delle tue dita sulla tastiera ti infastidisce.
Quando l'unico hashtag su cui ti concentri è #vogliadiferie.


Allora forse è veramente tempo di riposarsi un po'.

Mio malgrado ;-) dovrò conformarmi alla consuetudine che ci vuole tutti in vacanza ad agosto!

Arrivederci a settembre!




giovedì 17 maggio 2012

Dalla torre di Babele alla torre d’avorio

Da sempre considero le carrozze di Trenitalia un punto di osservazione privilegiato sull’evoluzione del vivere comune, e come ho già avuto modo di raccontare, ogni volta che mi capita di passarci qualche ora registro un fermo-immagine, un fotogramma che porto con me, a riprova di quante opportunità un viaggio su rotaie può offrire.
Così il Freccia Argento diretto a Firenze in tiepido mattino di metà maggio diventa la sintesi perfetta delle tendenze, dei pregi e dei difetti di viaggiatori improvvisati o “seriali”. Il sipario si fa ancora più vario ed interessante se, come oggi, succede di ritrovarsi con una prenotazione di seconda classe all’andata e di prima al ritorno.
La porti un bacione a Firenze”, così si cantava nel dopo-guerra, ed in primavera sembra proprio che il turista non veda l’ora di mettere in pratica questo invito; e così che è facile ritrovarsi piacevolmente circondati da viaggiatori provenienti dai quattro angoli della Terra: una giovane coreana (o forse giapponese) che ascolta musica dal suo smart-phone di ultima generazione targato Hello Kitty, un attempato lord inglese che legge con avidità la sua guida, sognando tiepide serate nel Chianti-Shire, ed infine una biondissima giovane russa, la quale dopo aver concluso una lunga telefonata in lingua madre si è assopita sul suo cuscino “salva-cervicali”. Tutto intorno è una Babele di lingue e di dialetti, si passa dallo slang statunitense all’inflessione vicentina nello spazio di un sedile.
Lo scenario cambia completamente qualche ora dopo sul Freccia Argento Firenze-Padova delle ore 19.00, carrozza 2 prima classe. Le atmosfere rilassate del mattino sembrano svanite, gli adepti di Steve Jobs punzecchiano senza sosta i loro i-phone o sfogliano giornali virtuali con un touch sull’i-pad. Altri viaggiatori se ne stanno chini sui propri note-book, imprecando contro la connessione web che va e viene. Fuori è un veloce susseguirsi di paesaggi, non tutti bucolici, ma accarezzati dal luminoso calore di una primavera inoltrata.
Chiusi nella torre d’avorio della tecnologia portatile i miei compagni di viaggio si perdono lo spettacolo di un tramonto mobile

venerdì 24 febbraio 2012

La NON comunicazione

Casualmente rinvenuta nel blog (ora purtroppo chiuso) della biblioteca di Bioingegneria del Politecnico di Milano, questa simpatica vignetta riassume tutto ciò che la comunicazione NON dovrebbe essere, ovvero un mezzo per:
-          dare spessore a idee inconsistenti
-          rendere oscure argomentazioni deboli
     -        ostacolare la chiarezza

A volte, per accontentare qualcuno (superiori, clienti, colleghi) o semplicemente per sembrare più “professionali  e competenti tendiamo ad immolare la chiarezza e la funzionalità sugli altari del linguaggio iper-tecnico, dell' inutile inglesismo e del pomposo burocratese.
Il risultato è sempre lo stesso: la comunicazione diventa un meraviglioso gioiello dialettico ma del tutto inefficace.

martedì 27 dicembre 2011

26 Dicembre 1916

(...)

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare


Natale di Giuseppe Ungaretti
Napoli, 26 dicembre 1916


Ho letto questa poesia proprio la sera di Santo Stefano, durante una passeggiata nel centro di Castelfranco Veneto, che ho ritrovato illuminata a festa e chiassosa nel bel mezzo di un mercatino delle pulci natalizio.
Queste due strofe, così evocative, mi hanno aiutato a riassumere ciò che vorrei augurare per queste feste: spero possiate trascorrere questi giorni godendo del calore che solo gli affetti e le amicizie sincere sanno donare.

Tanti auguri!!! :-)

martedì 20 settembre 2011

Buon compleanno WORDS ON AIR!

Prende contatto con gli altri, riesce a stare in piedi da solo appoggiandosi ad un supporto e comincia ad elaborare le prime sillabe, questo è quello che fa un bambino di un anno.
Ed è quello che più o meno fa anche Words On Air, che oggi spegne la sua prima candelina nella blogosfera.

Quest'anno di post mi ha insegnato molto, molto più di quanto potessi immaginare.
Ho imparato che l'interazione è la chiave di tutto e che il lavoro di editing non finisce mai (mi ritrovo ancora a correggere refusi sfuggiti nei primi interventi).
Ho imparato che per cominciare è necessario trovare delle guide, dei mentori e accettare sempre i loro consigli, ma piano piano si deve lasciare la tranquillità di un stabile supporto ed avventurarsi sulle proprie gambe incerte.
Ho imparato che scrivere è faticoso, soprattutto quando le frasi sembrano fatte di trame e orditi impossibili da districare, ma è anche liberatorio e rassicurante quando scopri che il tuo testo ha finalmente capo e coda.
Ovviamente il mio è solo un balbettare inconcludente, un cercare di attirare l'attenzione su un nonnulla.
Resto in questa palestra però, ad esercitare cervello, creatività e polpastrelli!
Grazie a tutti!

venerdì 12 agosto 2011

Un'estate fa ...

Un'estate fa ... catalogavo il materiale che mi sarebbe servito per i primi post di questo blog, scattavo improbabili fotografie durante le trasferte vacanziere, scribacchiavo su Moleskine sbrindellati o, in mancanza, sul retro delle ricevute, buttavo giù cartelle di word con idee e titoli alla rinfusa (metà delle quali poi non ho nemmeno usato), e come sempre, leggevo, leggevo, leggevo di tutto. 

Quella che mi aspetta è un'estate di "non-vacanza", ma se per caso riuscirò a fuggire verso la mia isola di pace nel bel mezzo delle Dolomiti, ho già pronto uno zaino pieno di libri per quei piacevolissimi pomeriggi di pioggia, the caldo e torte ai frutti di bosco.

Ci si rilegge a settembre.
Buona estate a tutti!

mercoledì 20 aprile 2011

Tutta la vita: MUSICA

Sarei nata solo due mesi dopo … eppure quell’album, pubblicato nel settembre del 1979, ha avuto un ruolo speciale nella mia formazione musicale, anche perché se qualcuno in famiglia voleva citare un disco veramente ben riuscito il primo pensiero andava immediatamente a Banana Republic.

Ebbene si, sono passati più di trent’anni da quel fortunatissimo tour, dall’inizio del sodalizio Dalla-De Gregori che ha prodotto canzoni rimaste nella memoria e nelle corde vocali di chi ama la musica italiana, o semplicemente di chi ama la musica, perché, è innegabile, certe canzoni come Piazza Grande, Ma come fanno i marinai o 4/3/1943, fanno ormai parte della nostra storia.

Eccomi qua dunque un po’ per fortuite coincidenze un po’ perché forse era destino, in una tiepida serata di aprile, con il mio biglietto del Work in Progress Tour in una mano e una bibita nell’altra, all’interno del Gran Teatro Geox di Padova (il “teatro che respira” come ha detto qualcuno!). Le poltroncine sono piccole e scomodissime ma tutto si dimentica quando le luci si spengono e la scenografia ideata da Mimmo Paladino, (da me bonariamente ribattezzata: “bandiera italiana pasticciata"), si confonde con il buio di una platea al completo mentre i due cantanti fanno il loro ingresso intonando:

Tutta la vita, con questo orribile rumore
su e giù o nel mezzo delle scale
le spalle contro quella porta.

Tutta la vita, a far suonare un pianoforte
lasciandoci dentro anche le dita
su e giù o nel mezzo la tastiera
siamo sicuri che era musica. 

sabato 25 dicembre 2010

BUONE FESTE A TUTTI!

Si tratta del mio primo Natale "on air" quindi un pò di imbarazzo sul come rivolgere i miei auguri, confesso, c'è.
In questi casi, si dice sempre che la semplicità è la dote più apprezzata, quindi semplicemente RINGRAZIO chi ha letto anche solo un frammento di questo blog e chi l'ha seguito settimana per settimana, chi con pazienza mi ha dato dei buoni consigli, chi si è arrabbiato perchè non riusciva a commentare i miei post, chi mi ha corretto, chi ha risposto alle mie domande, chi mi ha ispirato con i suoi interventi, e a TUTTI AUGURO di trascorrere delle SERENE FESTIVITA'!

venerdì 29 ottobre 2010

Elogio alla scrittura sul Venezia - Milano

Appeso alla bacheca del mio ufficio, tra volantini e biglietti da visita, c’è il ritaglio di un breve articolo di Beppe Severgnini apparso circa sei mesi fa sul Corriere della Sera all’interno della rubrica Italians, intitolato: “Prendete un treno per conoscere il mondo”. Si tratta di un breve commento che mischia saggezza, leggerezza ed ironia, nella migliore tradizione del noto giornalista (con una spassosissima nota sul suo viaggio di nozze tra Mosca e Pechino).
Il treno … forse il mio mezzo di trasporto preferito, sicuramente quello che uso  più frequentemente (auto esclusa). Durante le mie trasferte ferroviarie amo guardarmi attorno, studiare  le varie tipologie di viaggiatori e magari chiacchierare con qualche occasionale compagno di viaggio. Capita però che mi ritrovi seduta nel sedile singolo alla fine della carrozza (del resto mi piacciono i posti vicino al finestrino), allora cambio prospettiva e comincio a scrivere.
La scelta del momento perfetto  in cui accedere il computer o prendere carta e penna varia a seconda della tratta, sul Venezia-Milano è attorno alla fermata di Verona Porta Nuova. A quel punto la maggior parte dei passeggeri è ormai a bordo, inghiottita dai propri sedili: i turisti hanno ormai esaurito tutti i loro commenti sulla fantastica esperienza veneziana, i più hanno terminato le comunicazioni di servizio del tipo “sono appena partito, ti chiamo quando arrivo”, i manager hanno fatto sapere ad almeno una decina di colleghi che stanno andando a Milano e che la riunione/l’incontro/il corso ha avuto il successo sperato, gli agenti di commercio hanno smesso di disquisire sull’andamento delle vendite o sulle lamentele dei clienti, e se si viaggia sull’Eurocity diretto a Ginevra i dirigenti delle industrie farmaceutiche hanno appena terminato di parlare dell’ultimo innovativo composto o blister.
Quello è l’istante perfetto.
Il momento in cui tutti i passeggeri (e con questo includo anche la sottoscritta) esauriscono la loro frenesia da spostamento e si rilassano un po’: sonnecchiano, leggono, ascoltano l’i-pod o scrivono le loro e-mail.
Allora non mi serve infilare le cuffiette, il solo ticchettio delle dita sulla tastiera mi permette di estraniarmi da quel contesto e le idee affiorano. Sul treno ho scritto e riscritto di tutto: dal diario di bordo delle mie gite fuori porta ai resoconti delle riunioni, dalle cartoline ai budget aziendali, dalla filastrocca per la figlia neonata dei miei amici ai contenuti delle pagine web.
Severgnini sostiene che l’abitudine ammazza i pensieri, mentre “in viaggio si riflette e si inventa”; si mettono a frutto gli stimoli esterni o semplicemente l’inattività e la quasi immobilità alla quale si è costretti. Probabilmente questo è ciò che resta a noi moderni cittadini del mondo globalizzato dell’otium intellettuale tanto celebrato dagli umanisti.
Non far niente è il lavoro più duro di tutti” O. Wilde
P.S: Anche questo post è targato Trenitalia

mercoledì 6 ottobre 2010

Sei un mito!

“Sei un mito”, un apprezzamento andato definitivamente in disuso; oggi utilizzare questo slang davanti a dei ventenni significa definire in maniera precisa ed inequivocabile la propria reale età anagrafica … dai trent’anni in su!
Pensando al significato colloquiale che questo termine ha acquisito, mi è sempre parsa un’anomolia ritrovarlo negli austeri testi di economia aziendale, accompagnato dall’immancabile formalissima definizione: “racconto aziendale in forma drammatica che mira a consolidare la cultura dell’impresa”.
Ebbene si, anche le aziende si raccontano, o almeno dovrebbero. I miti aziendali, spesso tramandati solo oralmente all’interno della cerchia “dipendenti-clienti-fornitori”, a volte affiorano in superficie durante interviste, convegni, conferenze stampa, e infine, in rari e “mitologici” casi approdano sul sito aziendale, solitamente con un discreto successo. E’così che i marchi si fanno più “umani”, più vicini al pubblico, e ai clienti effettivi o potenziali. Pensiamo a Levi’s e Coca Cola, chi non sa come sono nate le idee che hanno portato alla nascita di questi colossi?
In Italia, un esempio vale per tutti: Geox e la sua “scarpa che respira”; il mito del celebre brevetto italiano e dei suoi natali statunitensi ha fatto il giro del mondo, e in patria è diventato anche oggetto di scherzo da parte di qualche burlone, il che non fa che accrescerne la fama!
Qualche tempo fa sono stata contattata da una studentessa della Luiss di Roma; aveva scoperto che la mia tesi di laurea trattava lo stesso caso aziendale del quale lei si stava occupando. Alla ricerca di informazioni, lamentava il fatto che, sebbene l’azienda in questione abbia oltre settant’anni di storia alle spalle e sia stata acquisita dal colosso mondiale del lusso LVMH, nel sito aziendale si trovano ben pochi cenni riguardo al suo passato. In effetti la pagina web dedicata alla storia di Rossimoda S.p.A. si riduce a dieci magre righe; mentre si tratta di un racconto affascinante che si snoda tra la tradizione calzaturiera veneta e il mondo seducente dei grandi marchi della moda mondiale. E’un vero peccato che non sia resa pubblica.
Altro settore, altro paese, altra storia e potenziale mito, quella della Porterhouse di Dublino.
La storia di questo birrificio, minuziosamente raccontata in menù spessi come il catalogo dell’Ikea, ma assolutamente ignorata dal sito web, ha per protagonisti i due cugini irlandesi, Liam e Oliver Hughes, che stanchi del loro lavoro in borsa, nel 1989 lasciano giacca, cravatta e ventiquattrore per realizzare il sogno di una vita: produrre birra artigianale di alta qualità. Inizialmente si tratta di un laboratorio fronte mare nella zona di Bray: un paio di silos, un odore penetrante di malto e luppolo, e l’appassionato lavoro di veri mastri birrai, oggi Porterhouse è un marchio che identifica una catena di birrerie (una delle quali nello storico quartiere dei pub, il Temple Bar), un hotel, e uno stabilimento che produce una dozzina di birre artigianali.
Bella storia, vero? Se vi trovate dalle parti di Dublino vi consiglio di fermarvi ad assaporare la nera Oyster, magari leggendo il mito dei cugini Hughes nelle prime pagine del menù!
Perché così restii ad affidare al web la propria storia?
Milioni di persone raccontano nei blog e nei social network le loro vicende personali, creando affezione e simpatia, nonché una quantità enorme di fan e follower. Perché le aziende non dovrebbero fare lo stesso? Magari usando quel tocco di romanzato, tipico delle favole a lieto fine.
“Mito” è bello e perché no, anche utile al business!

lunedì 20 settembre 2010

Sono on air

E’stata una scelta meditata; per quasi un anno ho tentennato davanti a quell’invitante bottone arancione: “CREA BLOG”, chiedendomi se avrebbe funzionato, alla fine mi sono buttata, fidandomi ciecamente di ciò che la mia “mentore virtuale” sostiene: il blog è un’ottima palestra di scrittura per trovare il proprio stile, adattandolo ad un mezzo diverso da quelli che normalmente si usano in campo professionale (lettere, brochure, web-content, presentazioni, etc…).
Al momento ho qualche asso nella manica (interessante? Chi lo sa?), ma se tra un mese o due dovesse venir meno l’ispirazione … allora penso che farò quello che tutti fanno quando sono in difficoltà, tornano alle origini, nel mio caso: leggere, leggere, leggere.
Sono infinitamente grata a Luisa Carrada e al suo mestiere di scrivere; grazie per i preziosi consigli, per gli utilissimi strumenti, per gli esempi che valgono più di mille parole, ma soprattutto grazie per aver fatto saltare in me la molla del blogger!